Psicodramma - www.scuoladipsicodramma.com -Psicodramma

 

"IL PARLESSERE"

di Giancarlo Gramaglia

Il parlessere è l'uomo un quanto genere femminile e maschile che ha la caratteristica e qualità generica di parlare in quanto specie. Ha la caratteristica di portare a conoscenza di un altro simile il proprio pensiero articolandolo in modalità talmente particolari e specifiche da renderle uniche.

Inteso come unità biologica e psichica insieme il corpo è un parlessere la cui specificità e caratteristica distintiva è quella di muoversi con un moto intelligente nel senso della parola: è un essere di parola che, proprio per questo, può essere sano o malato.

Infatti il corpo dell'uomo è quel punto in cui la natura diventa una questione di soddisfazione. E' ora quindi di farla finita di pensare di essere un organismo dato una volta per tutte e statico. Cioè l'uomo non è un essere. Tale soddisfazione è raccolta, cioè accolta in un contenitore corpo anatomico e di pensiero. Pensiero è anche il nome di questo raccoglitore.

Nel genere umano non è possibile parlare di corpo escludendo il pensiero: non esiste il corpo separato dal pensiero sul corpo. Il corpo umano riletto da Freud è un corpo pulsionale che è soddisfatto nella sua natura dell'andare a meta parlando: caratteristica specifica della nostra umanità.

E' vero che c'è parola e parola, come ci sono discorsi e discorsi: non ci sono solamente parole al vento, ma ci sono parole che fondano, e quelle che aiutano.

Proibire la parola è un vero e proprio attentato al genere umano.

Ai pensieri possono seguire le parole e poi gli atti. Questi tre momenti -pensiero parola atto- nell'uomo che sta bene sono in armonia e si susseguono senza particolari difficoltà, anzi si spiegano in un avvicendarsi di gradimento.

La parola costituisce il discorso del soggetto, e lo fonda nella propria unicità.

Esiste anche ragione patologica: la perversione è ragione patologica.

Dato che il corpo umano è quel punto in cui la natura si fa questione di soddisfazione, distinguiamo con l'attributo umano , dato che in natura non troviamo nessun altro punto in cui sia posta la questione della soddisfazione: il corpo umano pulsionale è unico rispetto al resto della natura.

Non c'è corpo senza pensiero del corpo.

Il pensiero di questo corpo è legislativo secondo norme, seguite da sanzione.

L'apprezzamento del corpo è fonte di un trattamento non perverso della domanda.

“Relativamente al corpo umano – afferma Contri – il corpo delle scienze naturali dovrebbe obbedire, se scienza, nei limiti anzidetti, alle leggi giuridiche di moto del corpo. Fino a una sintomaticità singolare detta psichica di cui la medicina, nel massimo della sua competenza non solo attuale ma teorica, può solo competentemente dichiarare la propria incompetenza”.

Il corpo umano è segnato da scarsità soltanto negli istinti.

Potremmo parlare di felice povertà, infatti l'istinto è separato dalla soddisfazione, cioè è povero di soddisfazione. La soddisfazione è di un altro mondo rispetto all'istinto. La legge di moto soddisfatto pulsionale dispone il soggetto nel suo corpo all'ordine di un'economia della ricchezza delle risorse dell'altro, che non manca di risorse.

La vita umana si distribuisce secondo due distinte reali modalità corrispondenti, la prima, al fatto del diritto naturale di cui parliamo, cioè alla norma soggettiva – e questo fatto non è solo controverso, ma è anche censurato – e la seconda al diritto statuale, cioè dello stato sociale.

La distinzione fra piano alto e piano basso nell'uomo, da cui trae origine tutta la patologia, che Kant ha raffigurato in modo così chiaro, si sostiene nel suo pensiero su due gambe: la difesa dell'autonomia del soggetto: “Io non sono le leggi del mio corpo” e il dualismo universale fra fenomeno e noumeno, quale apparente debito nell'antropologia kantiana della sua dottrina della conoscenza. Se corpo, allora problema morale. Per Kant esiste una morale distinta dal corpo. L'odio verso il corpo è la premessa taciuta del pensiero kantiano.

L'autonomia dell'uomo di Kant è pensata come possibile solo in quanto autonomia dal corpo pulsionale.

Dopo aver individuato il parlessere, Lacan si chiede se esiste un discorso che non dipenda da un comando.

Chi è il padrone del discorso?

Non è una questione di contenuti. Il merito di Lacan è di avere affermato e posto che non c'è altra e vera questione che quella del parlessere, il quale però, sostiene Lacan, avrebbe un padrone.

Esiste solo comando, finta, semblant , causa? si e ci chiede Lacan.

Ossia se non esista desiderio, ma solo causa del desiderio; se non esista pensiero, ma solo causa del pensiero, ossia appunto comando.

Ossia se ci sia o meno salvezza dal Super-Io “osceno e feroce”, che chiamiamo “teoria presupposta”.

Merito al grande pensiero di Lacan sul parlessere: un essere costituito dalla parola.

Poi Lacan ha tracciato soluzioni alla questione in sé contraddittorie. Sul padrone del discorso individuando quattro tipologie di discorso:

il discorso del padrone con la questione della sottomissione; il discorso nevrotico con l'acquisire una qualche forma di dominio sull'altro, contendendogli un po' di padronanza; il discorso dell'Università, il cui sapere è un sapere morto, perché si studia l'altro avendo scartato il problema del godimento e della soddisfazione; il discorso dell'analista che consistebbe nel capire che non resta che sottomettersi al discorso del padrone, sapendo che non c'è padrone, che non c'è nessuno che comanda.

La sottomissione diventa un principio di vita, un semplice meccanismo che ha la sua origine nel sistema binario della presenza-assenza. Questa modalità assorbe la modalità nevrotica di padroneggiare il padrone sottomettendosi a lui, facendosi uguale a lui: tu mi offendi e allora io mi uccido davanti a te.
L'idea secondo cui l'ordine sarebbe nelle mani dell'altro, così che al soggetto non resterebbe che la sottomissione nelle forme descritte, è una petizione di principio, un presupposto dal quale Lacan non trae tutte le conseguenze.


Freud ha impostato qualche cosa di radicalmente diverso al riguardo.

Non ha fatto distinzione fra moto del parlare, significato delle parole e frasi pronunciate: il significato fa parte del moto corporeo del parlare, non esiste significato staccato dall'essere una componente del moto corporeo del parlare. Impossibile scorporare il significato, ed immaginare il significante vagante nell'immaginario collettivo senza un soggetto responsabile del dire: nel compiere tale operazione, i linguisti hanno torto in massa, la linguistica è un errore d'epoca, un secolo e mezzo di errore.

Il linguaggio oggettivo non esiste. Il parlessere è un tutt'uno, sempre uno per uno nel senso della sua specificità soggettiva. Non esiste un modello di parlessere.

Il modo di parlare, lo stile, la scelta delle parole aiutano a perfezionare le regole del discorso, e trasmettono alla persona a cui si parla ciò a cui si tiene: è una questione di affezione alla persona a cui ci si rivolge.

Questa attenzione costruisce le regole del discorso, e le regole coincideranno con l'affezione o la disaffezione. Non esiste il caso del “ti amo” espresso male: se lo esprimo male non è vero che ti amo. Non vi è distinzione fra avere le idee chiare ed esprimerle, e il problema non si risolve frequentando corsi di perfezionamento della capacità espressiva: è il dire chiaro che fa l'idea chiara. Non esiste: “prima chiarisciti le idee e poi esprimile”.

Impossibile parlare del linguaggio fuori dal moto della mia lingua, delle mie labbra, dall'atteggiamento assunto dalla mia cassa toracica per avere il ritmo respiratorio adeguato a emettere dei suoni!

Il parlare è l'unico moto che abbia la facoltà di passare alla conoscenza di tutti gli altri: prima di parlare, l'atto di conoscenza non è ancora accaduto.

La conoscenza non avviene nel cervello. Sarebbe interessante ripercorrere la teoria della conoscenza della storia delle scienze a partire da questo punto, ci suggerisce Contri.

Stampa l'articolo

Psicodramma - www.scuoladipsicodramma.com -Psicodramma