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“TRANFERT E CONTROTRANFERT

NELLO

PSICODRAMMA ANALITICO INTEGRATO”

di Alfredo Rapaggi


Il termine “transfert” è divenuto così comune da perdere gran parte del significato che gli è stato attribuito da Freud. “Transfert” (ma il termine italiano “traslazione” sarebbe più chiaro) per la verità è usato con altre accezioni in psicologia. Si può parlare di “transfert sensoriale” nel significato di trasporto, o traduzione, da un campo sensoriale ad un altro; si può parlare di “transfert di apprendimento”, quando si valutano i progressi che si ottengono nell'apprendere una certa attività e si considerano i miglioramenti ad essi collegati; oppure, seguendo Ribot, si può parlare di “transfert di sentimenti”. Eccetera.

Nelle conversazioni quotidiane, fuori dal setting psicoanalitico, la parola “transfert” è usato per intendere qualunque moto affettivo. Si sentono espressioni tipo: “ho un bel transfert per quell'uomo”, oppure, “ sarà per il transfert che ho, ma a me lei piace comunque”, ma anche, più giustamente, “la tal persona ha un transfert per il suo maestro di sci”.

Qualche giorno fa una persona di buona cultura mi ha detto: “sarà stato un transfert, o una proiezione o non so cosa, ma l'avrei strozzato”

Qualunque moto affettivo, dicevo, mentre Freud lo ritiene il perno della sua cura psicoanalitica, la ripetizione dei prototipi delle relazioni affettive infantili, portata nell'attualità della seduta, analizzata, rielaborata, interpretata e portata ad una soluzione più equilibrata. Questo è il transfert per gli psicoanalisti: non un semplice moto affettivo, ma un complesso lavoro che pur partendo da una normale spinta affettiva, impegna i due protagonisti dell'analisi nella conoscenza, nello sviluppo e nella trasformazione di una modalità relazionale, strutturatasi come conflittuale e troppo difficile.

La presenza di due persone nel setting psicoanalitico individuale, dà origine al controtransfert, cioè alle reazioni inconsce dell'analista verso l'analizzato. L'esistenza del controtransfert dovrebbe obbligare gli psicoanalisti a sottoporsi sempre ad analisi prima d'iniziare la loro professione e ad avere un rapporto costante con un supervisore, che sveli quali parti del loro inconscio collude con i conflitti del paziente.

Nello psicodramma (vedi www.scuoladipsicodramma.com ) il transfert cambia per vari motivi, di cui due sono trainanti:

 

1.perché lo psicodramma nasce come modalità di gruppo, e qui la relazione non è più tra due persone ma tra diversi partecipanti;

2.perché le persone si vedono, si sentono, si toccano, cioè il corpo è presente nella sua realtà e c'è molto meno spazio per le fantasie affettive e relazionali.

 

J. L. Moreno, l'ideatore dello psicodramma, non aveva esperienza di psicoanalisi, avendola conosciuta solo attraverso conferenze e scritti, e comunque era interessato soprattutto a studiare le relazioni all'interno del gruppo, ovvero l'insieme di alleanze e opposizioni che le persone stabiliscono per avere la maggior sicurezza possibile di sopravvivere, o vivere bene, in un certo contesto.

Moreno ha chiamato “tele” il passaggio di affettività, negativa e positiva, tra i partecipanti ad un gruppo di psicodramma e ha voluto distinguere il suo tele dal transfert psicoanalitico.

Ma il tempo ha provocato cambiamenti significativi nei modi di fare, sia psicoanalisi che psicodramma.

La società attuale lascia meno spazio alla fantasia e illude le persone di vivere rapporti che in verità sono più apparenti che reali. I bisogni più diffusi sono quelli di sicurezza e di affettuosa presenza, invece che quelli sessuali svelati da Freud.

Il corpo ha altre funzioni, più marcatamente narcisistiche, ed è usato come bandiera più che come alloggio dei sentimenti.

Psicoanalisi, cioè introspezione; psicodramma, cioè rappresentazione; e psicoterapie corporee, si sono incontrate e hanno dato vita allo psicodramma analitico integrato, dove transfert e controtransfert riprendono parte del loro compito originario.

Motivo?

La rappresentazione ha valore psicoterapeutico perché svela il contenuto latente del protagonista. Si mostra attraverso i simboli, si sviluppa con le catene associative, si chiarisce con le interpretazioni dell'analista, tutto come nella psicoanalisi; se ne percepisce il peso sul corpo, come in bioenergetica; e infine si rielabora con l'aiuto di tutto il gruppo, anche attraverso le rappresentazioni e le condivisioni degli altri partecipanti.

In conclusione:

Il tele sottolinea le modalità relazionali.

Transfert e controtransfert mantengono la loro prerogativa di passaggi prettamente affettivi, con le relative complicazioni di conoscenza, interpretazione, rielaborazione e cambiamento.

 

In particolare il transfert va dal partecipante verso l'analista, ma anche verso Io-ausiliari e verso le persone che riescono meglio a convogliarlo su di sé, sotto l'occhio vigile dell'analista.

 

Mentre il controtransfert diventa l'insieme di reazioni affettive inconsce dell'analista verso ognuno dei partecipanti.